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GUERRAA guerra songh'io a guerra songh'io io song' o cunfine a guerra songh'io Io l'aggio pensata io l'aggio vuluta m'è nata int'o core me l'aggio sunnata e songh'io ca me ne mor' e so stato io a sparà A guerra songh'io sta genta songh'io chi allucca songh'io sul'io io song' o cannone 'o missile e a nave pecché a guerra è semp'o stess, semp'o stesso, è chestaccà io songh' e criature a terra c'abbrucia ammore e sesso ce fann' paura e mentre magn' pò e vire e murì a guerra songh'io stu sangh' é do mio stu munn' songh'io sul'io. testo di Dario Jacobelli fedor"per non parlare poi del fatto che forse anche nella realtà non ci sarà più nulla per nessuno dopo di me e che tutto il mondo non appena si spegnerà la mia coscienza, svanirà subito come un fantasma, come unico attributo della mia coscienza e cesserà di esistere, poichè forse tutto questo mondo e tutti questi uomini non sono altro che io solo. (fedor Dostoewski) fuoripompei lab, questa sera. Marcella cantava. Tutti li uno accanto all'altro. Fuori piove, di brutto. Dentro invece è una sorta di tregua lacerata da un caldo assordante. E intanto fuori è autunno. Ma le gocce sembra che non mi sfiorino. Sono gli occhi a proteggermi, gli occhi. Il sorriso. O semplicemente è il caldo di giugno che fa evaporare l'acqua non appena mi sfiora. Eppure mi sfiora eccome. Dentro la musica. fuori il fumo. Ora, leggo. occhialla guida del furgone il rumore del motore mi offriva nel giro di dieci minuti lo stupore dei colli aminei e lo stupore di secondigliano, scampia, chiaiano, miano. Napoli esiste, oggi piu di ieri i miei occhi l'hanno vista. La pace dei colli, la strage della periferia. Muoversi veloci e ascoltare gli occhi che parlano agli occhi. E' un tentacolo, uno solo che si dirama fra l'alto e il basso. Napoli esiste. Un fiume silente di buste nere, di broccoli lasciati a marcire e attorno la vita. La vita organica e quella inorganica. Napoli, periferia nord. Napoli, periferia orientale. Mondo a parte? No, Napoli. Dalle valli di Pompei non abbiamo idea di quello che ci sia lì. Ovattati nel perbenismo, chiusi nella nostra falsa 167, non sappiamo che 167 vuol dire Secondigliano, non via Aldo Moro, non Parco Maria. Qui a Pompei anche i quartieri popolari sono una contraddizione. I nostri quartieri popolari accolgono la gente più facoltosa della cittadina, i tanti parvenù pompeiani. Semmai ci fosse il popolo a Pompei, non è lì. Ma Secondigliano, ma Scampia... varia umanità stipata lì dagli anni del terremoto e lì ghettizzata. E li da sola riorganizzatasi. Eppure a secondigliano ho trovato chi mi ha fatto segno: "compà, ora mi sposto, miettel cca o furgone ca nun ce sta posto". Al Parco maria, a via ALdo Moro, fuori da me... non mi è mai successo. Napoli, quella Napoli tutt'altro che borghese, tutt'altro che strafottente... la Napoli nord insomma non è solo gomorra, non è solo raffaello. E' una Napoli carnale, quella Napoli che istradata saprebbe vivere. Quella Napoli difficile, quella Napoli che non scappa. A Praga non c'è il mare. A Napoli si. IgA una parolaAscoltava. Ciò che aveva attorno era un gioco di penombre, divani, sorrisi ed una cappa di fumo che tutti si sforzavano di mandar via ma che tutti contribuivano a creare. Ascoltavano. Ma era uno stridere di violini che arrivava confuso da un lato all'altro di quelle poltrone arrabattate chissà dove. Ascoltava a sinistra. Ascoltava a destra. Si conoscevano? I paesini lasciano conoscere un pò tutti anche se non si apre mai bocca. Al massimo uno sguardo. Al massimo? Cazzo, uno sguardo, due, tre, una parola. Due, Tre. Una giornata. |
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